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    September 25

    Un'ottima annata per il prosecco

     Lo incontrai in Irlanda, sotto il cielo che ti copre di verde e ti annega di blu. Ovunque io stessi viaggiando con zingari o re, trovavo i suoi messaggi in segreteria, perchè allora ritenevo ancora educazione spegnere il cellulare sul set. Lui era del Queens, io di Manhattan, ma ci incontrammo un oceano più in là, tanto non avrebbe fatto differenza. Fortunatamente non era uno di quegli artisti da quattro soldi buoni solo a citare la musica dodecafonica al momento giusto, e mi assicurò che la colonna sonora sarebbe stata ultimata al più presto. Avevo un'arroganza che solo ora mi fa vergognare, ma nonostante questo lui non riuscì ad avere una pessima impressione di me. Io citai Schonberg più volte, soprattutto dopo la terza birra che fingevo di reggere alla perfezione. Occhi indagatori ci osservavano da ogni parte di quel locale che nella sua storia avrà contato al massimo diciotto clienti. Si chiedevano chi fossimo, come mai il nostro accento fosse così irritante e perchè io assomigliassi così tanto alla foto sul giornale di quella tizia che aveva comprato lo spettrale castello di Cahlbrahghrahnlochderry, padrone compreso. Uno dei migliori affari della mia vita, ci ho girato una quantità di bellissimi film in quel posto lugubre, prima che mi crollasse addosso una notte distruggendo tra l'altro alcune pellicole di girato che mi fecero avere una crisi isterica. Una volta riavutami dallo shock, e liberata dalla trance ipnotica in cui la flautata atmosfera di Cahlbrahghranhlochderry mi aveva fatto cadere, presi il primo aereo per Tokyo e mi rifugiai in un karaoke a cantare tutte le sigle di Dragonball in lingua originale. Non che parlassi il giapponese, anche se leggevo correttamente i katakana che comparivano ogni tanto negli anime, ma con la traslitterazione non me la cavai male, tanto che il signor Hisashi Fukuyama a fine serata mi chiese in sposa. Ben sapendo che la sua reale fidanzata aveva il vizio di maneggiare ventagli adornati di lame, rifiutai l'offerta e mi accontentai di una cena in un ristorante messicano. Di Tokyo. Gestito da egiziani. Presi una pizza.
    Lui lo rividi solo anni dopo, quando mi telefonò dicendomi che sua moglie aveva chiesto il divorzio e lui ora si trovava sul George Washington Bridge pronto per l'estremo gesto. Mi trovavo a Cape Canaveral per farmi spiegare da un affascinante quanto noioso astronauta com'era la vita in assenza di gravità, dato che mi sarebbe servito per il mio prossimo affascinante quanto noioso film. Feci la strada in macchina, ci impiegai un'eternità dalla Florida a New York, ma lui non si era ancora buttato. Il suo avvocato l'aveva raggiunto il giorno prima e avevano firmato tutte le carte. Restammo sul GW Bridge tutta la notte a guardare gli incidenti stradali. Il giorno dopo partii per la Germania, per girare un film su un convento medievale, una di quelle cose che catechisti di tutto il mondo propineranno a poveri bambini che vogliono solo bere il vino santo alla prima comunione. Lo chiamavo ogni cinque minuti per assicurarmi che fosse sempre vivo e vegeto. Aveva dato fuoco alla sua casa al mare, di modo che l'ex moglie non potesse passarci le vacanze col suo nuovo imprenditore edile, ed ora se la stava spassando in un bar a Pelham con una che diceva di essere la cugina di Jennifer Lopez. Mi sentivo i brividi lungo la schiena, forse per i -10 gradi che c'erano nella Norddeutschland in gennaio (oh, penso in Celsius e non in Fahrenheit...) o forse per l'assurdità della situazione. Uscivo con un produttore televisivo ma pensavo all'Ennio Morricone dei poveri che passava da un bar all'altro nel Bronx. Lo cercai appena tornata a New York, e lo trovai in mezzo a un incrocio in Lexington Avenue che campionava i rumori del traffico. Avevo un incarico per girare una serie di documentari sull'infiltrazione massonica all'interno dell'NBA ma rifiutai per girare insieme a lui un film storico (con la precisione storiografica che contraddistingue noi americani) sull'antica Roma. "Hey, Titus! Ho due biglietti per il Colosseo: Spartacus contro Mets!" "Ok, Caius! Andiamo a farci un'anfora di caffè allo Starbucks". Dovrei decidermi a dirgli tutto questo prima o poi, ma questa storia non ha che un labile fondo di verità, che con un colpo di vento verrà spazzato via come foglie di novembre e gettato in pasto ai leoni su facebook che ne faranno un gruppo per sbranare meglio le mie frattaglie. E i borghi hanno pure vinto il palio, mannaggia.

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